La Nascita di Cristo in Africa
Karibu (Benvenuti)!
Come conobbi e vidi l’arte cristiana
Erano gli anni ’60 quando io e mio marito sentimmo il desiderio di trovare
un presepe per la nostra grande famiglia. I nostri cinque figli già da
tempo frequentavano il Ginnasio e l’Università. Noi ci eravamo
trasferiti a Francoforte sul Meno dove volevamo trascorrere la vecchiaia.
Nelle chiese della Westfalia, ad est rispetto alla selva di Teutoburgo, dove
sono cresciuta, si esponevano solo trasparenti che rappresentavano i presepi.
Cercammo nell’Oberammergau, andammo fino nella Valle del Grödner,
ma tornammo a mani vuote. Quelli non erano i “nostri presepi”. Da
quel momento in poi ogni nostro viaggio nazionale ed estero era legato al desiderio
di trovare figure del presepe. In questo ci aiutò la particolare attenzione
alla vita di queste persone, alle loro professioni ed a come il loro naturale
ambiente le aveva influenzate. In breve: con quali materiali trattavano? Per
il 50.mo compleanno mi regalarono un viaggio nell’Africa meridionale,
l’attuale Namibia. Là, presso il Waterberg, nell’Africa del
sud-ovest era cresciuto mio padre, figlio di missionari, che trovò pace
presso il cimitero di Hezero nei pressi di Swakobusun. Quale grande onore! Durate
il nostro viaggio percorremmo il tratto da Windhoek, la capitale della Namibia,
verso nord-est fino a Bulavayo – a quei tempi Rodesia del sud, ora Zimbabwe,
e passando da un campeggio all’altro aggirammo il Capo, ma tornammo senza
presepi.
Ho capito questo insuccesso solo quando mi capitò tra le mani il libro
del famoso studioso d’Africa Professor J.F.Thiel (più tardi Direttore
del Museo Etnologico di Francoforte) e dopo aver avuto con lui colloqui personali
sull’identificazione stilistica delle opere. Il libro “Arte cristiana
in Africa” venne pubblicato nel 1984. Chiarirò ora entrambe le
cose.
Una breve retrospettiva nella storia d’Africa.
Antefatti egiziani:
Si calcola che la storia e quindi la religione dell’Antico Regno risalga
a 3000 a.C..E’ il periodo in cui Horo, la cui immagine umana rappresentava
il Re, si distinse da tutti i feticci. Per i popoli primitivi il feticcio era
un oggetto non animato che godeva di venerazione religiosa ed al quale si attribuivano
poteri soprannaturali (essi potevano essere rappresentati da forza, massi, figure
dalle sembianze animali o umane). Concetti cosmici causarono la trasformazione
di Horo in un dio del cielo. Durante la 5.ta dinastia fece la sua comparsa il
dio del sole Osiride con sua sorella e consorte Iside, e Maat, dea dell’ordine
terreno.
La chiesa africana esiste già dal secondo secolo della nostra concezione
temporale con la nascita del latino della chiesa. Ai tempi di Alessandro il
Grande (IV sec.) e sua madre Elena si tradusse la Bibbia in copto; durante questo
periodo la chiesa raggiunse in Africa il periodo massimo del suo splendore e
si videro comparire anche nell’arte motivi cristiani. Da questo momento
in poi si susseguirono diversi regnanti, ma solamente nel settimo secolo, con
l’affermarsi dell’Islam, la chiesa, e quindi l’arte plastica,
venne completamente distrutta.
La storia dell’evangelizzazione si protrae dal 16.mo al 19.mo secolo,
subisce poi un breve arresto, ma rifiorisce alla fine del 19.mo secolo.
Cosa significa questo per l’arte in Africa? Il nuovo spirito del tempo
permette alla chiesa di fare molto per l’arte, specialmente in ambito
sacrale. I rari conttati con l’Europa portano però pochi stimoli
per la scrittura e l’arte plastica cosicché si sviluppano specialmente
figure e maschere ideate come dimora degli spiriti e degli avi. La maschera
diventa visibile solamente quando viene usata per la danza poiché in
quel mentre – e solo in quel mentre – rappresenta una divinità
oppure un avo; non uno qualsiasi, ma sempre uno in particolare. Per un africano
è importante avere un avo fondatore della sua stirpe, poiché questo
gli garantisce il diritto ad un terreno. Nel momento in cui una maschera entra
in nostro possesso – come in questo caso – non è più
in vita. Il Professor Thiel racconta che era presente quando il sacerdote di
un capo stirpe distrusse una grande quantità di maschere “perché
erano troppo numerose”. Non sono quindi un feticcio al quale ci si lega
ed al quale si crede perché trasmette forza. “Dobbiamo immaginarci
la presenza degli avi come il cattolico credente si immagina la presenza di
Cristo nell’ostia”, scrive il Professor Thiel.
Tutta la storia dell’Africa nel corso di 2000 anni, con le sue diverse
stirpi e l’influsso del cristianesimo e della sua arte, era in costante
trasformazione. Se ho capito bene, questo per l’arte significava: poter
crescere, trasformarsi, diventare diversa. Forse noi, io e mio marito, nel corso
della nostra ricerca di un presepe in Africa durante i primi anni ‘70,
abbiamo assistito ad un influsso, un nuovo inizio o addirittura ad un nuovo
avvenimento. In seguito la mia collezione africana si è ingrandita, con
l’aiuto dei benedettini di Münsterschwarzach e del padre gesuita
Husemann ad Harare/Zimbabwe.
Osservai: grazie al loro lavoro ed alla loro attenzione in molti luoghi africani
e non, le persone hanno pane, acqua, salute, istruzione, indipendenza, fiducia
ed altro ancora. Capirono che un feticcio non è in grado di fare ciò.
In quel momento quello che l’uomo africano sentiva più vicino
era il figlio di Dio sofferente. Con la nuova fede fino ad oggi non hanno dovuto
perdere i loro elementi sacrali. Questi si manifestano per esempio nell’albero
della vita = shetani, nella maschera indossata durante la danza, o nei musicisti
del presepe. Scrivo quello che ho vissuto, ma non escludo che siano avvenute
anche cose ingiuste.
Mi auguro che le mie numerose mostre servano allo stesso scopo, cioè
quello di testimoniare e nel contempo predicare.
Nell’anno 1987 iniziai in una chiesa con una piccola mostra di presepi.
Era una cosa nuova a Francoforte!! Già l’anno seguente in un’altra
comunità seguirono “Angeli” assieme ad “Icone d’angeli”
del Professor H.Fischer che da parroco evangelico era diventato pittore di icone.
In occasione di ogni mostra chiedevo delle offerte per poter contribuire alle
realizzazione di progetti già esistenti: Inti Raymi = Festa del sole
in Perù, per la costruzione di un orfanotrofio per i bambini che dopo
la guerra civile nelle Ande vagano senza meta. Divenne necessario un altro orfanotrofio
nella comunità evangelica di Windhoek/Namibia, dove i bambini avevano
perso i loro genitori a causa dell’aids. Seguirono progetti a favore delle
donne in Bolivia ed in Cile, perché si resero necessari asili per l’infanzia
per permettere alle mamme di lavorare dopo che i loro mariti se ne erano andati.
Mi sta anche a cuore il legame di Mnsterschwarzach e padre Husemann per quanto
riguarda l’importanza delle donazioni.
Ora voglio accompagnarVi a nord-est dell’Africa dall’Egitto all’Etiopia
verso sud fino al Capo della Buona Speranza e poi da ovest di nuovo verso est.
Durante un viaggio in Egitto conobbi il Cairo con la sua comunità di
oltre 8000 appartenenti alla comunità dei copti. Le icone decoravano
la chiesa. Là devono abitare molti tedeschi perché visitiamo una
scuola materna evangelica tedesca, scuole ed Università. Con l’aiuto
di una signora di Westerwald (una zona montuosa in Germania) che ha sposato
un famoso Architetto e di suo figlio, conobbi i 3 progetti di artigianato. Due
di questi utilizzavano l’argilla come materiale: p.es. recipienti dalle
forme e da motivi millenari. Con un lavoro minuzioso realizzano figure di presepi
che rappresentano il popolo lavoratore nel presepe ed in fuga. Nel terzo progetto
- il laboratorio tessile Zamalek – la signora Mack riunì tessitori
disoccupati, prendendo in affitto delle stanze e facendo realizzare grandi telai
che studiavano la tessitura dei Kelim nei suoi motivi e nelle sue forme, dando
così lavoro a molte famiglie. Col tempo si sviluppò un villaggio
di tessitori con sicurezza sociale per le famiglie. Alcuni di questi meravigliosi
tappeti possono essere ammirati qui. Un’altra specialità degli
egiziani è la produzione dai canneti di papiri e decorazioni. I temi
trattati risalgono a 3000 anni fa e riguardano storie divine su Iside, Osiride
e Maat, oltre che la vita di Cristo.
L’Etiopia, cristiana già dal 360 d.C., poco fa ha esposto a Francoforte
meravigliose icone, una croce argentea da processione con degli angeli, una
croce da tenere in mano scolpita in siepe di bosso e raffigurante la madre di
Dio ed il Bambino Gesù, ed infine un altarino da casa o da viaggio raffigurane
Maria attorniata da angeli.
Sulla costa meridionale si trova il Kenia, verso l’interno del continente
l’Uganda e il Ruada. Sia il Kenia che l’Uganda (percentuale di cristiani
5-15%) hanno un’Accademia delle Belle Arti. La popolazione è formata
da Tutzi e Bantù. I Bantù sono principalmente contadini, i Tutzi,
invece, come il ceto dominante, sono pastori. Sono uomini alti e snelli.
Il Kenia negli ultimi anni produce opere in steatite. Questa pietra è
chiamata “Kìssìì”. Il presepe del manto protettore
di legno rosso di mukwa, come pure la fuga verso L’Egitto sono stati realizzati
da un solo scultore, nonostante li abbia trovati uno in Austria e l’altro
a Francoforte (negozi del mondo?). Le palme vengono dalla bottega dei disabili
di Betel, in Germania.
Il libro che ho nominato, “Arte cristiana in Africa” del Professor
Thiel è stato pubblicato nel 1984.
Nel 19.mo secolo l’esploratore Livingstone attraverso questa vallata è
avanzato all’interno del paese. Questo fiume segna il confine tra il Mozambico
e la Tanzania. Negli anni ’60 in entrambi i paesi sono immigrati numerosi
Makonda che prima abitavano sull’altopiano. Il mito della creazione dei
Wamakande recita: “Infinito tempo fa, un essere selvaggio viveva nella
macchia africana. Non era né un uomo né un animale. Ed era solo.
Prese quindi un albero e vi intagliò una figura femminile. Poi la mise
in posizione eretta … durante la notte prese vita. Il terzo figlio che
mise alla luce, rimase in vita. Era un uomo: il primo makonda.” Questa
figura materna è l’inizio di tutto e la cosa più importante!
– Livingstone scrisse: “I Maconda venerano la madri defunte come
fossero dee”. Gli uomini intagliano sempre figure di madri-idolo in onore
degli avi. E’ una società matriarcale.
Maria, la madre di Dio, la madre di Cristo, si trova a fianco della madre della
stirpe. Nell’albero della vita = Shetani di frequente la figura più
in alto è lei. Oggi sono i benedettini di Münsterschwarzach a sentirsi
“a casa” in quei luoghi. Questi scultori di talento, i Makonda,
prediligono il legno d’ebano: un pezzo di legno d’ebano con la corteccia
nera, l’alburno bianco ed il nocciolo nero. Devono essere alberi molto
vecchi se, p.es. nei presepi piccoli della Tanzania il nocciolo mostra una tale
forza. Che cosa può ispirare incomparabilmente un artista? Che cosa intaglia
un maconda? Egli prende in mano un pezzo di legno, lo valuta e poi vi intaglia
con colpi decisi e con gli strumenti più semplici. Non è un lavoro
senza coinvolgimento spirituale. Egli padroneggia i suoi problemi interiori
e quindi la sua vita quotidiana. Nei meravigliosi alberi della vita = Shetani
egli realizza i suoi sogni e rafforza il legame con la sua tribù.
Secondo le mie osservazioni esistono due tipi di Shetani. Da un lato ci sono
gli avi e dall’altro gli spiriti che nascono dalla fantasia. Quando questi
ultimi hanno occhi enormi, allora sono da temere perché cattivi. Quelli
con gli occhi piccoli, invece, sono buoni ed aiutano a vivere.
Espresso in modo cristiano mi sembra che per lo Shetani “l’uno porti
il fardello dell’altro”. Parole della Bibbia.
Ultimamente i benedettini, che di recente sono stati dai Makonda, mi hanno detto:
”E’ proprio ora di effettuare un rimboschimento”.
Padre Meinrad Dafner OSB, egli stesso artista, oggi si esprime così:
”L’arte dei Makonde, - Mozambico e Tanzania - è un’arte
africana moderna con un enorme vivacità creativa degli scultori che è
da far risalire alle loro stesse origini. Trovano costantemente nuove espressioni
nell’elaborazione interna ed esterna del loro mondo di immagini. Le loro
sculture in legno d’ebano sono molto stimate a livello internazionale.”
Proseguiamo. Verso sud troviamo quello che una volta era la Rodesia, ora Zimbabwe.
Durante il nostro viaggio in Africa siamo giunti nella città universitaria
Bujawajo. Ricordo questa città come molto verde e con alberi di Jacaronda
in fiore, col loro delicato colore violetto. Un paio di anni fa, nel 1993, da
questa città arrivarono enormi opere scultoree di serpentino ed occuparono
il palmeto di Francoforte. L’artista Henrik Munyaradzi nello stesso periodo
espose le sue opere anche al museo etnologico. Più tardi mi fece molto
felice l’aver trovato la sua “Famiglia”. Piccola, ma bella.
Tempo dopo, durante un viaggio ad Osnabrück alla ricerca di presepi, ritrovai
il nome Husemann e scrissi in Zimbabwe. Non sapevo ancora quali eventi su uomini,
bambini e presepi mi aspettassero.
Padre Hermann Husemann S.J. vive da 40 anni a Haare, la capitale dello Zimbabwe.
Da allora ci siamo scambiati numerose lettere in cui mi raccontava come procedeva
il suo lavoro. Essendo lui momentaneamente in Germania per un controllo della
sua salute, abbiamo potuto sentirci spesso per telefono. Anche lui mi riferisce
di grandi cambiamenti nella musica e nell’arte plastica negli ultimi 40
anni. Egli sostiene che negli anni ’60 gli uomini “vivevano alla
giornata”. Avevano bisogno di stimoli per riconoscere i loro talenti.
Poi sono diventati “lavoratori”, che scolpiscono con passione e
frequentano scuole per scultori e Accademie d’Arte. Oggi ci sono molti
artisti conosciuti che hanno trovato la loro affermazione nella musica con le
loro voci meravigliose. Poi mi mandò tre grandi pacchi per farmi vedere
diversi esempi di arte plastica cristiana in presepi, croci e candelabri. Notai
l’utilizzo di differenti tipologie di legno, per esempio: jaraconda, cedro,
mukwa e legno d’ebano più o meno scuro.
Un artista di nome David Mavhiva a 200 Km da Harare, in Mvuma, si distingue
da tutti gli altri. Egli lavora col il legno chiaro di Jaraconda che poi tinteggia.
Il più grande presepe di questa mostra è opera sua. Guardate il
popolo che si dirige verso il presepe e con quanta cura l’artista ha realizzato
le singole figure umane!
Così padre Husemann un anno fa fece fare un presepe per la sua chiesa.
Riguardo al successo di quest’opera scrive: ”La messa di mezzanotte
fu un grande avvenimento. Il nuovo presepe si trovava sulle gradinate dell’altare.
Le persone passavano davanti al presepe cantando e ballando, come si usa fare
con la processione del Venerdì Santo. Questo per più di mezz’ora.
800 fedeli! L’entusiasmo era enorme. Il mio commento: finalmente Gesù
Bambino è nato in Africa! Il vecchio presepe, infatti, probabilmente
era tedesco. Due mesi dopo ricevetti una lettera dal seguente contenuto: “L’aids
si diffonde rapidamente. Qui da noi in modo spaventoso. Ogni settimana dei 12
milioni di abitanti ne muoiono più di 2000 di aids, il 45% dei bambini
sono orfani. Dopo un funerale camminavo in un cimitero vecchio tre anni. Aveva
centinaia, se non migliaia di nuove tombe. Leggevo le date di nascita e di morte
sulle lapidi, quasi tutti avevano meno di 40 anni. Poi feci visita alle famiglie.
Intendo dire che da tutti i genitori dei bambini erano già morti. Chi
si occupa di tutti questi bambini? (Diventeranno forse bambini-soldato?). Forse
ci sono ancora dei nonni o dei vicini di casa? Poco dopo questa esperienza ho
contribuito a fondare un gruppo di iniziativa personale “Aich realis amuresse”
(25 persone). Come potremo continuare ad esistere? Ovunque manca il denaro.
Il popolo è poverissimo.”
Dallo Zimbabwe Vi voglio portare sulla costa occidentale dell’Africa,
poiché in Namibia ed in Sudafrica non abbiamo trovato presepi, nonostante
ci vivano molti tedeschi ed inglesi. Che oggi sia diverso?
L’antico Regno del Congo – così scrive il Professor Thiel
– nel 16.mo secolo, sotto il Re Alfonso, aveva un cultura cristiana particolarmente
ricca. Venivano spesso raffigurati colui che è stato crocifisso e la
madre di Dio. Con lo spostarsi dell’Islam verso sud si formò un
blocco tra est e ovest, cosicché i cristiani dell’Africa del sud
persero i contatti con l’Europa cristiana. Quello che una volta era il
Regno del Congo, oggi è il territorio del Congo e dello Zaire. I miei
contatti su questa costa non sono così buoni come quelli che ho con l’est
dell’Africa.
Lo Zaire utilizza un legno bianco, colora le figure del presepe con diversi
colori e poi vi intaglia delle decorazioni. Questo non l’ho visto in nessun
altro luogo. Tra gli animali fanno parte del presepe non il bue e l’agnello,
ma animali africani come l’antilope e lo stambecco, oltre ed angeli e
palme. Forse viene da qui anche quella che per noi è una composizione
piuttosto inusuale: madre e bambino realizzati con corpi imbottiti di stoffa
e teste fatte di piccole zucche in cui i tratti del viso sono marcati a fuoco.
Lungo le coste del Congo sorelle italiane gestiscono un laboratorio e realizzano
meravigliosi presepi – probabilmente in legno di mukwa – con figure
semplici e stilizzate.
- presepe: 7 figure singole inginocchiate dal volto giovane.
- presepe in blocco: Giuseppe e Maria col Bambino Gesù in braccio.
Il mito della “Creazione del mondo” delle tribù del Congo:
“All’inizio erano i due dei Abatangana e Sa che crearono la terraferma
sul fondo del mare. All’inizio, infatti, tutto era paludoso. Formarono
terreno adatto alla coltivazione e incanalarono le acque. Poi piantarono alberi
e spezie. Poi crearono la luce, e la terra si illuminò. Poi si accoppiarono
con le loro donne ed ebbero 14 figli. Da questi figli discendono le 14 stirpi
da cui ebbero origine gli uomini. Parlavano tutti lingue diverse, ma riuscivano
a capirsi. Gli dei regalarono loro la zappa ed il coltello da boscaglia per
farsi i sentieri nella foresta. Poi donarono loro il sole. Il gallo stava cantando
quando il sole sorse per la prima volta. Ora canta ogni giorno.”
Anche il Kamerum nel XX sec. era una colonia tedesca con lavoratori missionari.
Lì si trova e lavora un’argilla scurissima. E’ un lavoro
fatto dalle donne. Penso che gli svizzeri lì stiano conducendo una stazione
missionaria poiché ho comperato il presepe nel “Kalebasse”,
negozio missionario a Basilea. Cosa è che mi è tanto piaciuto
di questo presepe? Il bambino inginocchiato di fronte al presepe.
La Nigeria è attraversata da un fiume relativamente grande, il Niger.
Il suo ampio delta potrebbe essere ricoperto di giunchi fino alla foce. Perché
altrimenti le singole figure del presepe sono rappresentate da tronchi di bambù?
Con decorazioni marcate a fuoco assumono le sembianze di figure del presepe.
Comperato presso Africa Art of the people / Rietberg, D.
Un altro materiale per la realizzazione di figure da presepe è il legno
di spino e le sue capsule. La croce ha trovato posto nella parte posteriore
del presepe. Nella capanna più umile ed in condizioni di estrema povertà
il figlio di Dio entra a far parte dell’umanità. La Nigeria deve
avere un passato diverso. E’ conosciuta per le sue opere in bronzo realizzata
alla corte Benin durante il XV e XVI secolo.
Ad ovest del confine con la Nigeria si trova una striscia di terra lunga e sottile,
il Togo. Probabilmente anche lì esiste una missione con sorelle che gestiscono
un laboratorio in cui si intagliano meravigliosi presepi in legno rosso di mukva.
Qui Giuseppe è un giovane uomo dai capelli ricci seduto vicino alla sua
giovane moglie e col Bambino in braccio.
Nel Burkina Faso, un tempo Volta Superiore, si conserva ancora l’antico
bronzo od ottone giallo. Si pensa che abbia 4000 anni. Durante il processo di
riscaldamento della cera le figure vengono scolpite e poi avvolte da uno strato
di argilla. Si procede quindi a scaldare il tutto, causando così lo scioglimento
della cera. A questo punto sull’involucro di argilla viene versato il
bronzo o l’ottone . Non sempre è possibile il riutilizzo dell’involucro
d’argilla per più di una applicazione, quindi si ottengono anche
copie uniche.
- Presepe: tante piccole figure che giungono al presepe, dove i Magi sono
capi tribù. E’ da osservare con cura, e ci si può impiegare
molto tempo.
- Questo presepe è in ottone giallo: su una lastra da pavimento Maria
e Giuseppe sono seduti e in piedi una di fronte all’altro con le braccia
protese verso il Bambino Gesù disteso in una cesta. Lo ritengo un pezzo
particolarmente bello e lo amo molto.
Concludo il mio giro intorno all’Africa con il Ghana, terra degli Ashati.
Appare particolarmente misteriosa la grande dea - la dea della terra –
da cui ha preso il nome anche il popolo. Essa dona la fertilità ai campi,
fa maturare i frutti e manda discendenti alle donne. Così le cantavano
molte canzoni che la lodano. Nei boschi vivevano anche dei giganti che erano
adorati dagli uomini prima di andare a caccia.
Vi ringrazio per avermi accompagnato durante questo viaggio. Posso attirare
ancora una volta la Vostra attenzione sui bambini in Zimbabwe che devono crescere
senza genitori?
Un auguro natalizio dall’Africa significa un regalo!
La Vostra Brigitte Becker
Francoforte sul Meno, Novembre 2003
Fonti:
“Christliche Kunst in Africa”, Thiel, Josef-Franz/Heinz Helfer/Berlino/Reimer,
1984
„Christliches Africa”, /Haus der Völker u. Kulturen/St.Augustin,
1980
„Die Makonde u. ihre Kunst“, /Abtei Münster-Scwarzac/Benedikt
Press
„Das Buch der Mythen“,/Helma Marx/Styria-Verlag, 1999
„Lexicon für Theologie u. Kirche“, Herder Verlag, 1957
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